Sport per disabili: cura nevralgica contro ogni barriera

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Sport è sinonimo di benessere, del corpo e della mente. Sport è cura medica e mezzo di prevenzione contro obesità, diabete, disturbi gastrici e invecchiamento, ma anche cura psicologica contro stress, stati didepressione, ansia e insicurezza. Sport è scienza dell’anatomia e della psiche, riunite in un unico processo circolare che si alimenta senza sosta. Sport è terapia dell’anima per tutti noi. Motivo per cui tutti dovremmo beneficiarne e potervi accedere, nessuno escluso. A maggior ragione chi nella vita è stato– o è nato – meno fortunato: i disabili. Lo sport per disabili esiste ed è una cura senza eguali. E se la mancanza d’informazione in questo senso non è indifferente, d’altraparte i tabù sono ormai un ricordo lontano. Si tratta, infatti, di una vera e propria categoria del mondo sportivo, che affianca quella dello sport per normodotati da più di mezzo secolo, per quanto in parte sconosciuta e relegata ai margini dal pubblico. Fortunatamente, però,c’è chi nel suo piccolo (parliamo prevalentemente della sfera privata) se ne occupa tanto scientificamente quanto psicologicamente, lottando affinché le persone con disabilità non debbano più sentirsi non solo emarginate, ma soprattutto fragili vittime da compatire. Oggi, cerchiamo di andare a colmare, per quanto possibile, le lacune conoscitive di un mondo entusiasmante e in continuo sviluppo!

Cenni storici – La prima intuizione è di Ludwig Guttmann, il quale nel lontano 1944 si cimenta nell’organizzazione di corsi ad hoc per persone con deficit motori presso il centro di riabilitazione motoria di Stoke Medenville. È il suo input a fare da trigger alle prime iniziative verso una maggior inclusione dei disabili nel mondo dello sport, a partire dalla predisposizione, nel 1948, dei primi giochi appositi a Stoke Medenville, che nel 1960 spalancano a talecategoria le porte del suolo internazionale dando vita alle note Paraolimpiadi. Da allora, parlare di sport e disabilità non è più un tabù. Dimentichiamo i limiti, abbattiamo le barriere: un disabile è perfettamente in grado di praticare sport e DEVE avere la possibilità di mettersi in gioco alla stregua di un normodotato.

Atleti paralimpici di fama internazionale – Che lo sport per disabili sia ormai parte integrante del patrimonio sportivo internazionale, lo dimostra un numero non indifferente di atleti che, aggiudicandosi ori, argenti e bronzi, hanno vinto qualcosa in più di una semplice medaglia: hanno abbattuto le loro paure, hanno superato i loro limiti psicofisici, hanno ricostruito le loro vite. Per citarne solo alcuni: Alex Zanardi, che dopo aver perso le gambe durante una corsa automobilistica non solo è ritornato in pista, ma è oggi uno dei più noti campioni italiani di paraciclismo; Beatrice Vio, che a soli 22 anni è pluricampionessa europea nonché campionessa mondiale di fioretto individuale; Amir Hussain Lone, senza arti superiori dall’età di 8 anni a causa di un incidente con la sega circolare, campione di cricket che, tenace e originale, gioca tenendo la mazza tra collo e spalla; e Sarah Storey, ciclista britannica di corse su strada e su pista ed ex nuotatrice, priva dalla nascita di mano sinistra, una condizione che non le ha tuttavia impedito di diventare pluricampionessa paralimpica in entrambi gli sport.

Importanza della “SporTerapia” – Andiamo oltre il livello agonistico e le manifestazioni paralimpiche più note. Lo sport quale strumento di cura e riaffermazione della persona con disabilità è una faccenda seria e concreta: l’istituzione di discipline sportive apposite assolve, in termini pratici, a una funzione riabilitativa sia medica che psicologica. Entrambe le componenti, infatti,sono egualmente al centro di una vera e propria scienza della consulenza sportiva, che si avvale di professionistiappositamente formati: la cosiddetta SporTerapia, praticata dagli operatori sport disabili. Lo sport per disabili, ancor più che lo sport per normodotati, diventa momento di crescita, formazione e affermazione per lo sviluppo dell’autostima personale e il raggiungimento del benessere interiore. Le persone con handicap hanno oggi la possibilitàdi intraprendere percorsi riabilitativi strutturati e personalizzati in base al tipo di disabilità fisica, psicologica e sensoriale cui sono soggetti e alle loro specifiche esigenze. Percorsi che consentono di abbattere le barriere fisiche e acquisire una maggior consapevolezza del proprio corpo, di riconoscere le proprie potenzialità e riscoprire lapropria dignità in quanto esseri umani e sociali alla pari di tutti. Riabilitare le funzioni organiche per riabilitare la mente. Obiettivo ultimo: superare quel concetto di “anormalità” che tende a rendere i disabili insicuri perché portato all’estremo, provocando spesso una sensazione di eccesso di compassione e vittimismo nei disabili stessi.

Lo sport per disabili ad oggi – Come accennavamo, la situazione attuale sia a livello informativo che pratico è nel mezzo: all’abbattimento dei tabù e a un maggior riconoscimento dei diritti dei disabili si affiancano spesso incapacità di azione e scarsa volontà da parte della sfera pubblica. Di esperienze positive, però, non ne mancano –e noi vogliamo citarne un paio. È il caso di Tutti a scuola Onlus, associazione napoletana presieduta da Antonio Nocchetti, che coinvolge le persone con handicap e le loro famiglie in progetti sportivi atti alla ricostruzione sia fisica che mentale della persona, attraverso le più disparate discipline ma con focus primario su nuoto, atletica ed equitazione (gli sport che più di tutti, secondo Nocchetti, consentono lo sviluppo dell’autostima e stimolano la dimensione emotivo-relazionale di chi li pratica). Ed è il caso di Baskin Padova, associazione di riferimento per la disciplina del baskin – nata più di 10 anni fa – ossia una sorta di evoluzione interattiva e innovativa del basket dove “in” fariferimento all’inclusione, che prevede la partecipazione di normodotati e disabili nella stessa squadra, privilegiandocosì il concetto di sport e gioco come arricchimento relazionale e integrazione a trecentosessanta gradi, privo di limiti e ottusi cliché.

Di progressi, insomma, non ne mancano. Ma la strada è ancora lunga!

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