Sport e resilienza: rialzati più forte di prima!

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Tutti abbiamo a che fare con l’inatteso. Che per quanto possa a volte manifestarsi in chiave positiva riservando grandi sorprese, più spesso lascia spiazzati e con un’orrenda sensazione di impotenza e fragilità emotiva. Gli imprevisti sono parte integrante della vita di ogni essere umano. E potrà suonare paradossale, ma non è una sfortuna. Perché i risultati che un imprevisto in partenza negativo produce possono in realtà essere ancora più imprevisti dell’imprevisto stesso, ma in chiave positiva. E no, non ci stiamo improvvisando psicologi. Siamo sportivi checome tutti i nostri simili sanno cosa vuol dire rialzarsi dopo un trauma – psicologico o fisico che sia – e ricominciare da capo, ma consapevoli e forti dell’esperienza prodotta dal trauma vissuto. Quella volontà di non crollare di fronte a una sconfitta, quella forza di riprendere a testa ancora più alta, si chiama resilienza. Protagonista non solo di questo mercoledì, ma ci auguriamo vivamente del tuo atteggiamento nella vita di tutti i giorni.

Ma cos’è, ai fatti, la resilienza? Non c’è bisogno di allontanarsi dal suo significato originario: il termine,infatti, nasce in fisica per indicare la proprietà di un materiale di resistere allo stress, ossia a sollecitazioni e urti, per ritornare alla sua forma e posizione originarie. In concreto, è proprio di capacità di resistenza di cui parliamo. La psicologia in generale ci ha speculato sopra all’infinito, partorendo definizioni più o meno simili. Abilità di resistere e far fronte alle sfide apparentemente insormontabili che a volte la vita ci impone – cheincoraggia la volontà di superarle e costruire nuovi progetti, capacità di affrontare le avversità della vita e fare del dolore una forza motrice in grado di superare sé stessi e ricostruirsi lavorando su nuovi obiettivi, abilità di crescere, maturare e aumentare le proprie competenze forti dell’esperienza negativa cui si è dovuto far fronte. Insomma, in fin dei conti, resilienza è tante cose: volontà, cambiamento, motivazione, consapevolezza, coraggio, flessibilità, maturità, autonomia, determinazione e fiducia . Tutte componenti che ritroviamo indiscutibilmente necessarie ed essenziali nel contesto sportivo. E anche se resiliente non è solo il soggetto sportivo, la resilienza è una caratteristica che negli sportivi si sviluppa automaticamente e più facilmente proprio in ragione della pressione e dei frequenti traumi psico-fisici che la competizione impone. Motivo per cui i soggetti sportivi, più degli altri, possono essere un ottimo modello di superamento da tenere a mente quando ci si ritrova confrontati a grandi ostacoli.

Nella psicologia dello sport, infatti, la resilienza è una prerogativa che dota il soggetto degli strumenti necessari ad accrescere la propria autostima e la consapevolezza deipropri limiti e delle proprie possibilità per porsi nuovi obiettivi e valicare vette ancora più aspre di quelle valicate in passato. C’è un trauma di entità fisica dovuta a un infortunio, o psicologica dovuta a una sconfitta nella competizione, o di entrambe le entità (che spesso vanno di pari passo), e poi c’è un effetto: un pensiero, un atteggiamento, una reazione. Lo sport aiuta chi lo pratica a lavorare sulla resilienza per diventare attori –quindi agenti attivi, e non passivi – dei propri cambiamenti per riportarsi in una situazione di benessere a seguito di uno stress. Lo sport aiuta chi lo pratica, quindi, a lavorare sulla consapevolezza dei propri limiti e su come vincerli, sulla propria flessibilità e capacità di adattarsi a una nuova situazione anche quando non delle migliori e orientare meglio le proprie scelte, e sul coraggio di non nascondersi né fuggire di fronte ad una realtà di fatto. Ed è la natura stessa dello stress fisico che lo sforzo sportivo implica e di quello psicologico che la competizione sportiva impone, a far sì che uno sportivo sia – almeno tendenzialmente –più facilmente portato ad adottare un atteggiamento resiliente in una situazione di difficoltà o trauma rispetto a un soggetto sedentario.

Ecco perché lo sport, anche in questo, può e forse diremmo deve essere una palestra di vita: perché praticare sport – anche come attività di svago e non necessariamente a livello agonistico – è un’ottimasoluzione per lavorare sulla propria resilienza e rialzarsi da un incidente inatteso più forti e maturi che mai. Un invito a crearsi nuove sfide e a porsi nuovi obiettivi quando una delusione è sopraggiunta a farne venir meno altri, e a non lasciarsi atterrire da variabili psicologiche che lasciano intrappolati nel dolore, nell’incapacità di controllo, nella chiusura in sé stessi o nella sensazione di smarrimento. Praticare sport per sfogarsi e liberare la testa, ma soprattutto per ritrovare la fede e lo spiraglio di luce che senza motivazione e autonomia mentale non si riusciva più a vedere. Per rimanere a galla senza affondare, e dopo essere stati in grado di rimanere a galla riprendere a nuotare in mare aperto. Praticare sport per maturare la propria resilienza nello sport, e applicare quanto appresonella vita di tutti i giorni. Sport come strumento per superare con successo le difficoltà quotidiane più o meno gravi, più o meno comuni, e sport come campo di svago per esercitare e maturare un atteggiamento positivo, attivo e mai rassegnato anche e soprattutto quando il vento è il più sfavorevole.

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