Punta più in alto: la rivoluzione Fosbury

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Sport è costanza, perseveranza, forza e ambizione. È crederci anche quando le condizioni esterne sono le più sfavorevoli e il resto del mondo non punterebbe un centesimo sul tuo cavallo. Perché per raggiungere i propri obiettivi, niente conta più della fiducia in se stessi. La propria, e quella di nessun’altro. Oggi ripartiamo dalla celebre formula “alzare l’asticella più in alto”, che nasce nell’ambito di una disciplina in cui l’altezza è punto di partenza e obiettivo al tempo stesso: il salto in alto. Una frase idiomatica che parrebbe, a dirsi così, una contraddizione in termini: perché, a fronte di un fallimento, porsi un obiettivo ancora più ambizioso di quello che non siè riusciti a conseguire? La risposta ce l’ha data ben mezzo secolo fa Richard Fosbury, ed è proprio della sua grande rivoluzione che oggi vogliamo parlarti. Spunti di riflessione!

Cenni storici – Città del Messico , Olimpiadi 1968, 20 ottobre: un esile e pressochésconosciuto giovane americano appassionato di atletica leggera, Dick Fosbury, riscriverà per sempre la storia del salto in alto. Un oro vinto nonostante la sua atipica e “inadatta” struttura fisica, un salto di 2 metri e 24 centimetri eseguito stravolgendo le regole dell’allora metodo classico – il salto ventrale, che richiedeva generalmente una notevole potenza muscolare, unico lack di Fosbury. Un metodoche la pedana, da quel giorno, non vedrà mai più, soppiantato dall’omonimo “Fosbury Flop”. Perché Fosbury, a dispetto di chi lo credeva troppo esile e troppo poco prestante per poter competere con i suoi sfidanti, aveva un sogno a cui non avrebbe mai rinunciato. Un sogno che per certi versi definiremmo un passo più lungo della gamba, ma che Dick, con testa e passione, riuscì a compiere cambiando non solo la sua vita, ma anche quella di tutti colori che avrebbero tentato di oltrepassare l’asta dal 20 ottobre 1986 in poi.

Fosbury Flop: schizzi biomeccanici– Dick Fosbury è l’esempio lampante di come cervello e prestazione fisica possano, insieme, fare grandi cose. Di lì a poco ingegnere, Fosbury combatte da anni una fastidiosa lotta con i suoi limiti fisici, oltre che con i tecnici di gara. Costretto in allenamento al ventrale – tecnica che prevedeva lo scavalcamento dell’asticella con il ventre rivolto verso il basso, prima con una gamba e poi con un’altra, e che richiedeva pertanto un notevole sforzo muscolare – Fosbury, fisicamente meno prestante dei suoi sfidanti, escogita minuziosamente e con mente ingegneristica quella che sarebbediventata la chiave del suo successo: il Fosbury Flop, ossia il salto dorsale. Racconta, a oro ormai più che conquistato, che il suo successo è frutto di una serie di “disegnini” (in realtà veri e propri studi di biomeccanica), a partire dai quali immagina opzioni di salto alternative a quell’odioso ventrale che proprio non gli riusciva. Aiutato – perché un po’ di buona fortuna non guasta – dall’introduzione dei materassi in gomma piuma per attutire la caduta, che rende irrilevante uno dei vantaggi principali del salto ventrale: permettere all’atleta di atterrare senza arrecarsi danni.

Il metodoIn a nutshell, due le grandi differenze tra il Fosbury Flop e il salto ventrale: lo scavalcamento,rispettivamente dorsale e frontale, e la traiettoria della rincorsa, rispettivamente curvilinea (semicircolare) e retta (perpendicolare all’asta). Scendendo nel dettaglio, poi, ci accorgiamo di quanto la portata della rivoluzione Fosbury sia ben più vasta: se nel salto ventrale tutto – o quasi – sta nella forza muscolare e nella prestanza fisica dell’atleta al momento del salto, nel Fosbury Flop la rincorsa semicircolare fa sì che al momento dello stacco,eseguito volgendo il dorso all’asta, l’atleta ottenga una combinazione diaumento della velocità ed elevazione del movimento (obliquo all’ostacolo), che riduce notevolmente la necessità di potenza muscolare nelle gambe. Ergo, ilcentro di massa del corpo resta sotto l’asticella e lo sforzo è minore rispetto allo scavallamento ventrale. Fosbury, esile ma intelligente, ancor più che giovarne personalmente, apre una strada tutta nuova al salto in alto.

Fosbury oggi – Nonostante la genialità della sua invenzione e il suo gran successo, DickFosbury vive oggi nell’Idaho, volutamente lontano dagli schiamazzi della fama e della celebrità che si è pienamente meritato. Dopo la sfida del salto in alto, la vita gli ha riservato una sfida ancora più dura: un tumore a una vertebra. Una prova decisamente più amara di quella lunga lotta contro il salto ventrale, ma che Fosbury accoglie facendo leva proprio su quella forza e su quella perseveranza che, ormai più di 50 anni fa, gli hanno concesso di saltare più in alto degli altri, e come diceva lui.

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