Nadia Comaneci: il 10 perfetto delle Olimpiadi 1976

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Disciplina, concentrazione, costanza, perseveranza, forza, tenacia, coraggio, equilibrio psicofisico. Una somma di qualità esemplari che difficilmente si immagina realizzabile (e realizzata) in un unico essere umano. E ancor meno in un unico, microscopico agglomerato di muscoli enervi a formare il corpo minuto, ma prestantissimo, di una piccola-grande donna di neanche 15 anni: Nadia Comaneci. Leggenda vivente, eroina della ginnastica artistica, figura esemplare che ha segnato la storia dello sport mondiale con il primo 10 secco – e “perfetto” – sui tabelloni delle Olimpiadi . Il sole di questa primavera 2020, per quanto surreale, ci irradia di un po’ di positività: oggi, ci rinfreschiamo la memoria con un bel ricordo, ancora vivo a distanza di oltre 40 anni.

Breve storia di un’infanzia dolceamara – Nata nel 1961 ad Osteni, piccolo paese della Romania, l’autrice del celebre perfect ten proviene dal mondo pressoché sconosciuto e quasi intangibile del regime Sovietico. Il suo nome è ispirato al russo Nadežda: “speranza”. Una promessa già alla nascita, insomma. Inizia la sua carriera da ginnasta a soli 6 annidopo essere stata notata qualche anno prima da Bela Károlyi, allenatore ungherese a capo di una società sportiva, che da subito riconosce in quel corpo esile e agilissimo il potenziale di una grande atleta: all’asilo, per puro gioco, Nadia fa capriole, salti mortali, candele e ruote con una naturalezza sbalorditiva. Inizia così il lungo e duro percorso sportivo di una bambina che di infantile ha solo il corpo, e che Károlyi riconosce esseregià donna di grande spirito: intelligenza, concentrazione e coraggio sono i tratti caratteriali che più la contraddistinguono. Come persona, ancor prima che ginnasta. Lo stesso Károlyi che, timido, non fa troppo trapelare l’entità degli sforzi che Nadia deve compiere in età prematura: la stessa età in cui normalmente si gioca al parco, si mangiano dolcetti e ci si lamenta quandosi ha sonno. Nadia, invece, si allena per sei sfiancanti ore al giorno, non tocca carboidrati ma solo proteine e verdura (e in quantità dosate), non mangia dolci se nonfrutta e yogurt. Per essere prestante, deve rimanere esile e asciutta. E Nadia non è l’atletamodello solo fisicamente, ma anche caratterialmente: èambiziosa, severa con se stessa, appassionata e disciplinata. È così che arriva alle Olimpiadi di Montreal del 1976: in parte deprivata della spontaneità e dell’incoscienza di una comune bimba della sua età, ma matura, forte, perseverante e promettente. Se non altro, ripagata di lì a poco da un traguardo mai raggiunto prima: un 10 alle Olimpiadi, incarnazione del concetto atletico di perfezione.

Olimpiadi di Montreal: il fatto e il clamore – Al massimo dei voti Nadia è già abituata, sia a scuola che nelle gare di atletica: studentessa diligente sul banco, a marzo di quello stesso memorabile 1976 le sono infatti stati assegnati già tre 10– parallele asimmetriche, volteggio e trave – all’American Cup International Gymnastics Competition di New York. Ma è il 18 luglio di quell’anno a segnare definitivamente la sua storia. La sua e quella delle Olimpiadi. La nostra. Siamo alla secondagiornata dei Giochi Olimpici di Montreal, Canada, finale femminile di ginnastica artistica, quando pubblico e giuria la vedono esibirsi: poco meno di 15 anni, appena 1,50 m di altezza per 40 kg di peso a dir tanto. Alle parallele asimmetriche , Nadia regala alla sua audience una prestazione stupefacente, atterrando sul tappeto in estrema compostezza, dopo aver fluttuato in aria leggera e aggraziata, descrivendo con la schiena un arco profondo, sinuoso, perfettamente tondo. Un controllo del corpo da far invidiaalle sue maestre più adulte, chespiazza la giuria e ne stravolge letteralmente il sistema di votazione: un 10? Impossibile, mai successo. Mai previsto, nella maniera più assoluta. Fino a quel momento, infatti, i computer erano stati programmati per registrare voti fino a 9,99 – dunque una cifra intera a due decimali. La scena è esilarante: per ovviare all’imprevisto, i tabelloni mostrano un “1,00” che per un attimo confonde la platea e manda in tilt Bela Károlyi, timoroso che si tratti di una penalità e di essere stato “fregato”. Finché i dubbi non vengono dissipati: lo speaker annuncia l’assegnazione del primo 10, chiaro e netto, nella storia delle competizioni Olimpiche, quel fuorviante1,00 viene moltiplicato dieci volte e il pubblico esplode in una standing ovation senza precedenti. Nadia, sbalordita almeno quanto la folla intorno a lei, dichiarerà di non aver avuto la percezione di un’esecuzione impeccabile: in fondo, quell’esercizio lo ha provato in allenamento talmente tante volte che forse questa non era neanche stata la migliore. Ma i fatti smentiscono la sua ammirevole, perquanto severa, pretenziosità. E Montreal 1976 non è solo l’anno delperfect ten: è in tutto e per tutto l’Olimpiade della Comaneci, che non si accontenta e conquista altri due ori, un argento e un bronzo. Anche se non sono le medaglie a renderla leggenda vivente. Sono il suo talento, il suo spirito, la sua spiccata personalità, quel 10 mai visto prima, massima realizzazione e quintessenza della ginnastica artistica.

Nadia Comaneci oggi – La gracile e timida ragazzina quindicenne di Montreal è oggi un’affascinante donna di quasi 60 anni. Di lei, nulla più della malinconia e della fragilità latente della ginnasta forte e atleta modello di una volta che, seppur celebrata e indubbiamente non priva di soddisfazioni personali, ha visto scorrere il tempo forse troppo velocemente davanti a sé, subendo oltretutto soprusi e vessazioni da parte di un mondo maschile un po’ spregiudicato e poco controllato nello sport di quei tempi. Oggi, la piccola “Fata dei Carpazi” – così è anche nota – si è trasformata in una donna realizzata, serena e indipendente , che ha fatto delle dure prove cui è stata sottoposta le fondamenta di una vera e propria rinascita e che, pur essendosi lasciata il passato alle spalle, non lo ha dimenticato e non ce l’ha fatto dimenticare.

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