Michael Jordan: il “Jumpman” icona sportiva mondiale

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Air Jordan, His Airness, Jumpman: di nomignoli coniati in onore delle sue doti da schiacciatore senza rivali ne abbiamo sentiti. Ma lui, dalle qualità infinite e quasi divine, è uno solo: Michael Jeffrey Jordan. O semplicemente, come meglio lo conosciamo, MJ. Dai primissimi passi nella carriera della pallacanestro e la fenomenale schiacciata dell’All-Star Game NBA nel 1988, alla linea di scarpe Air Jordan che ha fatto sbancare la Nike e il celebre film “Space Jam”, fino alla recentissima serie “The Last Dance” in onore di Jordan e dei mitici Bulls: MJ è stato non solo eroe della sua vita personale e del basket, ma anche e soprattutto figura emblematica della storia dello sport mondiale. Oltre alle ineccepibili doti tecniche e a un’incessante prestanza fisica, Michael Jordan ha messo in campo qualcosa che va ben oltre la formalità di un punteggio: cuore e anima, mentalità vincente e competitiva, naturale leadership e perseveranza. Caratteristiche che hanno fatto di lui un giocatore addirittura migliore sotto pressione, in grado di guidare le giocate decisive nelle sfide più ardue.

La carriera sportiva di MJ in a nutshell – Letteralmente impossibile contenere in poche pagine una storia personale e sportiva tanto affollata di eventi e vicissitudini. Possiamo però provare a mettere nero su bianco quelle che sono state le fasi, o le vicende, più emblematiche del vissuto di MJ – giusto per non dimenticarne la portata. Nato a New York, classe 1963, Michael Jordan inizia la sua fantastica storia con i Chicago Bulls nel lontano 1984 quando, giovanissimo e pieno di talento, viene selezionato per terzo al Draft NBA: è subito scalpore e stupore, del pubblico e dei suoi selezionatori. Da lì poi, guidato dal coach Phil Jackson, MJ e i Bulls saranno una cosa sola. Ma sarà la stagione 1990-91 a segnare la vera svolta, quando la squadra di Chicago si aggiudica le finali contro i LA Lakers, cui seguiranno altre due stagioni di vittorie: 1991-92 su Portland, 1992-93 su Phoenix. E a giocare il ruolo decisivo è sempre Jordan, con il numero 23. Si susseguono le stagioni e MJ è ormai affermato come uno dei più grandi sportivi della storia. Una storia, purtroppo, segnata anche dal dolore della morte del tanto amato padre, assassinato nel 1993 sul ciglio di un’autostrada nel North Carolina. Stesso anno in cui MJ, sdegnato e provato, comunicherà la decisione di lasciare il basket, giocando la sua ultima partita nel 1994 per poi dedicarsi al baseball, uno sport in cui tuttavia non incassa gli stessi risultati. Ragione per cui, con la pallacanestro sempre nel cuore, esordirà nuovamente nel 1995 a Indianapolis contro gli Indiana Pacers, a fianco dei suoi amati Bulls. Nel 1999 verrà eletto “il più grande atleta nord-americano del ventesimo secolo” dal canale televisivo sportivo ESPN. Al termine della stagione 2002-2003, si ritira nuovamente, per l’ultima volta, concludendo la sua carriera NBA con una media di punti a partita di 30,12 nella stagione regolare: la più alta in tutta la storia dell’NBA.

La schiacciata dalla lunetta nel 1988 – Evento, questo, che merita un intervento a sé stante. Perché è questo l’evento che farà davvero capire al pubblico e ai giudici di che pasta è fatto MJ: talento innato e passione sfrenata. All Star Game NBA, 6 febbraio 1988: al Chicago Stadium va in scena una delle finali di Slam Dunk Contest (torneo NBA sulle schiacciate) più memorabili e entusiasmanti di sempre. La finale vede protagonisti i due più grandi campioni di basket dei tempi: Wilkins, stella degli Atlanta Hawks, e Jordan, numero 23 dei Bulls. Uno scontro al limite della perfezione e del paranormale, in cui i due si ritrovano in una situazione di parità quasi paradossale. Un equilibrio che solo l’inimmaginabile poteva rompere: e Michael Jordan lo ha fatto. Senza mai smettere di palleggiare fino ai 15 metri dal canestro, Jordan prende la rincorsa lungo tutti i 28 metri di parquet e stacca alla linea del tiro libero. O meglio, vola letteralmente dalla linea del tiro libero. Il braccio si allunga verso il ferro, la schiacciata è perfetta, il pubblico esplode nel clamore ed è l’en plein: MJ si aggiudica non solo un 50, ma anche il titolo di re delle schiacciate. Un’istantanea, quella del volo, che rimarrà per sempre nella memoria e nell’immaginario del pubblico sportivo mondiale. Oltre ad essere oggetto di diversi loghi e immagini sponsorizzati Nike.

Nike: lo sponsor fiducioso e fortunato – E qui, ci riallacciamo alla Nike. È ben prima dell’evento clamoroso del 1988 che Jordan entra nelle grazie dello sponsor antagonista di Adidas e Convers (proprio quei brand di scarpe che MJ usava come tutti gli altri atleti). Nel 1984, infatti, la fama già consolidata del nostro numero 23 spinge la Nike a dedicargli una linea di scarpe da basket che incasserà milioni di dollari: la Air Jordan. È l’agente Sonny Vaccaro, lungimirante, a intuire l’enorme potenziale di Jordan e a convincere Nike a investire risorse su di lui, dando così vita a una linea di scarpe che sarebbe diventata leggenda. Un’idea nata da Peter Moore, designer creativo del brand. Il logo? Uno stemma con ali che cinge un pallone da basket. Un contratto di 5 anni, per 2,5 milioni di dollari. E solo nel primo anno, le Air Jordan fanno tanto successo da far ricavare alla Nike una cifra ben più sostanziosa: 100 milioni di dollari.

The Last Dance: il mito della pallacanestro su Netflix – Sport e mito nell’immaginario collettivo statunitense: questo l’obiettivo della serie documentario The Last Dance (2020), prodotta da Netflix insieme a Espn e proposta come racconto dietro le quinte della scalata al sesto titolo NBA dei Bulls nella stagione 1997-98. Una serie, in fin dei conti, incentrata su un obiettivo primario: la celebrazione del mito di MJ, sempre affiancato dalla sua fedele squadra. Al centro Jordan, i suoi conflitti interiori ma anche quelli con il duro mondo esterno, vincitore non solo della pallacanestro, ma anche di una vita insidiosa dalla quale, tuttavia e come sempre, uscirà incontrastato. Un’ulteriore conferma a favore di un Michael Jordan ormai diventato personaggio di riferimento del basket, dello sport, della cultura internazionale, del cinema e della morale collettiva.

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