Intervista ad Alfredo Stecchi

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Barese, classe ‘64, attualmente professore universitario di scienze motorie, Alfredo Stecchi condivide con noi qualcosa che vaben al di la’ di una mera esperienza sul campo:l’amore incondizionato per il mondo dello sport in ogni sua forma. Un amore chegli viene trasmesso “per via culturale” dalla sua famiglia, la stessa da cui si allontanerà non appena terminato il liceo per coltivare quel gran fascino e quell’immensa passione “per l’educazione motoria e il movimento nel suo piu ampio significato del termine ”. Sportivo da sempre e, come umilmente si descrive, atleta di livellomedio, all’età di 20 anni Alfredo si trasferisce a Roma per abbracciare la carriera sportiva accademica, intraprendendo un solido percorso di ricerca che lo porterà dov’è ora: all’università di Roma Tor Vergata, dov’è professore di modulo e coordinatore responsabile dell’areafitness. Un traguardo frutto di un cammino in cui, ci dice, il dottorato in scienza dello sport (ultimo diploma pre-insegnamento) è stata l’esperienza maggiormente formativa: “4 anni di ricerca relativi sia al movimento che all’alimentazione, altro ambito di cui sono molto interessato” .

Tocchiamo quindi un primo aspetto della vita quotidiana di ogni atleta, cheper niente indirettamente si ricollega al percorso sportivo prescelto: l’alimentazione. Una parentesi che per Alfredo non è una parentesi, perché buona parte del suo approccio didattico parte da una massima universale: “un atleta deve mangiare in modo tale da poter garantire al sistema psico-fisico nel suo complesso uno stato di benessere” . La filosofia di Aflredo è, insomma, olistica. Un orientamento al benessere cui si dovrebbe sempre puntare, al di là delle specifiche esigenze, che si tratti di scopi sportivi competitivi, esigenze di wellness generale, o merimotivi di carattere fisico. La sua filosofia da nutritional sport consultant parte in particolare da una regola di base, applicabile a tutti e variabile in base alle specificità dell’atleta: “alimenti che ci arrivano direttamente dalla natura, ossia frutta e verdura, a cui si associano legumi e cereali integrali […]. Posta questa base poi, in base alle esigenze spefiche di ognuno, possono esserci maggiori incrementi dell’aspetto proteico o di quello glucidico” . Ognuno, quindi, partendo da un’alimentazione naturale, deve saper organizzarsi e indirizzare le proprie scelte alimentari in base alle proprie necessità.

Ci facciamo a questo punto ammaliare da ciò che ancora più intimamentesegna il cuore dell’Alfredo insegnante: il mondo dei motori. Sí, perché lui ama tutti gli sport e dello sport ama tutto, ma sono i piloti i suoi allievi preferiti. Oggi, infatti, nel suo centro specializzato si occupa di piloti sia su 2 che su 4 ruote. Una passione che nasce 12 anni fa da una richiesta di allenare degli piloti in vista dei campionati di Granturismo, ma che cresce quando gli capitano per le mani piloti di motociclismo su pista, che tra tutti gli atleti sono quelli più impegnativi da allenare. “Perché pur essendo piloti di buon livello dal punto di vista fisico-metabolico, c’è sempre una componente aggiuntiva che li differenzia da tutti gli altri sportivi; e cioè, alla componente di sforzo fisico se ne aggiunge una di sforzo nervoso” . Ci spiega meglio, quel che piú rende speciale il motociclismo è la sfidadi dover affrontare, oltre il comune sforzo fisico-muscolare, unosforzo nervoso legato ai meccanismi di reattività, concentrazione e coordinazione, che Alfredo descrive come una somma di “microsforzi che, sommati nell’arco di una gara, creano al termine della giornata un senso di spossatezza e svuotatezza incredibile” . Motivo per cui il suo metodo di insegnamento punta innanzi tutto a creare un atleta con un elevato livello di coordinazione, ovvero una buona capacità di coordinare tutti gli sforzi dal punto vista cardiovascolare, muscolare, di flessibilità e mobilità. Usando le sue parole, “per risultato finale si intende far sí che l’ultimo giro del pilota venga affrontato con la stessa lucidità, freschezza e concentrazione del primo giro” .

È su questo sfondo che ci fornisce un quadro generale della preparazione atletica ideale di un motociclista su pista: un mix di resistenza cardiovascolare, spesso di tipo “intermittente” (un lavoro di alternanza tra fasi di incremento e di riduzione dell’attività), di resistenza muscolare – per cui un pilota deve poter essere leggero e svolgere gran parte del lavoro a corpo libero “ma con un livello di funzionalità tale da poter garantire la massima efficienza per tutta la durata della gara” – di flessibilità e mobilità articolatorie e, ovviamente, di coordinazione.

Dulcis in fundo, ci rivela da cosa deriva (radici culturali a parte) questa sua passione smodata nei confronti del mondo dello sport nel suo complesso. Alfredo infatti è atleta, trainer e professore, ma è un aspetto della ricerca a portarlo ad essere attratto e affascinato dal movimento sempre di piú, giorno dopo giorno: la profonda unione corpo-mente, per cui il movimento, in maniera del tutto naturale, provoca delle “sensazioni biologiche, fisiologiche e chiarissime, di profonda soddisfazione e positività, che solo lo sforzo fisico, se raggiunto in maniera graduale, continua e progressiva, riesce a dare” . Una sorta di condizione che definisce “euforica”, e che resta in parte ancora sconosciuta alla scienza. Quell’unione di corpo e mente, che porta la neurofisiologia moderna a parlare di “sistema somatico e psichico come un’unica unità fisiologica, un unico blocco vitale, organizzato in maniera meccanicamente e ingegneristicamente perfetta”.

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