Intervista ad Alex Innocenti

folder_openIntervista
commentNessun commento

Per alcuni lo sport non è altro che un mezzo per pompare i propri muscoli a dismisura e metterli orgogliosamente in mostra al mare. E poi, per fortuna, ci sono quelli che lo sport non lo mollerebbero mai, neanche quando il peggior tiro mancino della vita li ha costretti a vivere nelle condizioni fisiche e psicologiche più debilitanti. Alex Innocenti,protagonista dell’intervista di oggi, è uno di loro. Classe 1976, appassionato di motociclismo fin dalla nascita nonostante un brutto incidente alle spalle, Alex ci dipinge un quadro piuttosto ampio di quello che in Italia è un mondo purtroppo ancora non del tutto emancipato: lo sport per persone disabili. E nello specifico, del motociclismo per persone disabili, perché sono due ruote e il rombo di un motore ad avergli dato la forza e la determinazione di inseguire il suo sogno.

In apertura, ci dà qualche informazione sul suo profilo. A breve istruttore federale, dal lontano 14 settembre ’99 – giorno del suo incidente – Alex investe cuore e anima nello sviluppo di soluzioni tecniche che consentano a persone con handicap di vario genere di non rinunciare alla loro passione sportiva. Dopo una stabilizzazione ospedaliera di ben 6 mesi, ci racconta, affronta solo unavolta fuori il momento più difficile, ossia “riadattarsi alle esigenze e alle dinamiche della strada”. Ma ledifficoltà non lo frenano affatto. Alex, invece di rinunciare, si re-inventa: “a me fanno arrabbiare quelli che dicono ‘sì, lui l’ho accettato’. Nessuno lo accetta, semplicemente impari a vivere una cosa nuova, ti riadatti”.

Curiosi, ci facciamo un altro po’ i fatti suoi: perché re-inventarsi da unosport così rischioso come il motociclismo? Beh, a ognuno il suo. È qualcosa che lo muove dal profondo, “una cosa viscerale. Sono nato da una famiglia in cui delle ruote non sanno assolutamente niente, ma da quando avevo 4 anni se sento in tromba una moto mi fermo e cerco di capire che moto è, di che si tratta. È insito in me” . Ci spiega che prima dell’incidente, da normo dotato, non ha mai avuto la possibilità di avere una moto tutta sua, e che la sfortuna ha voluto che il suo sogno si realizzasse proprio a ridosso dell’incidente, due mesi prima. E che “il motociclismo paralimpico non esisteva fino a 5 anni fa, quindi anche a volerlo fare non si poteva fare” . Insomma, la vita lo ha messo a dura prova, quasi beffandolo. Ma Alex non demorde, anzi sfrutta le sue sfortune a mo’ di Duracell, per ricaricarsi e ripartire senza guardare troppo indietro.

Ci fa addentrare poi nel mondo dello sport paralimpico sia a livello macroscopico che specifico del motociclismo, cercando di trasmetterci tutta l’energia positiva che può nascere da un brutto scherzo: “c’è un grande vantaggio che accomuna tutti gli sport paralimpici, ed è la grande inclusione sociale, che ti dà un alone di riscatto verso la tua situazione personale e quindi ti pone nei confronti di altre persone in maniera differente” . Quanto al motociclismo, ce ne dà una visione dinamica descrivendone i possibili sviluppi: ci spiega infatti che negli ultimi anni le protesi per amputati e altri adattamenti tecnici per paraplegici si sono evolute velocemente, “sia dal punto di vista tecnico di facilitazione alla guida, ma soprattutto per la sicurezza personale e degli altri” . Qualcosa che Alex ha vissuto da vicino, contribuendo in prima persona – con l’aiuto del suo team – all’evoluzione delle migliori soluzioni per chi, come lui, la moto non la dimentica.

Ci soffermiamo poi sugli aspetti un po’ più tecnici, ecapiamo che nel motociclismo per disabili esistono due circuiti, uno internazionale e uno nazionale. Una sola gara, due categorie – super sport (600) e super bike (1000) – due classifiche separate, e una differenza sostanziale tra i due campionati: alivello nazionale, i conti si fanno sul cosiddetto coefficiente di difficoltà, ovvero un parametro di valutazione applicato da un fisiatra motociclistico e dall’allenatore del para-snowboard italiano, che consente loro di stabilire, a fine corsa, un punteggio in base alla disabilità del rider, “andando quindi a ridurre il gap tra una menomazione più importante e quelle più leggere” .

Peccato però che in Italia le federazioni rendanol’emancipazione di questo mondo un po’ ostica. Sebbene il motociclismo per disabili sia nato proprio in Italia, per un diversamente abile non è possibile – differentemente dalla Francia e altri paesi leader sulla scena internazionale – ottenere una licenza agonistica. Nel nostro paese, infatti, “il paraplegico non può avere una patente A s (A speciale) per guidare motoveicoli su strada, e quindi neanche per fare giri in pista” .

Ci chiediamo, a questo punto, cos’è che manchi nel mondo degli sport per persone con disabilità. E Alex, chiarissimo e senza troppi giri di parole, ci parla di integrazione: “la cosa che manca è proprio l’integrazione con lo sport normo dotato, nei limiti del possibile. Dovrebbero esistere delle manifestazioni, ad esempio gli sport paralimpici e le olimpiadi normali dovrebbero essere una cosa sola. Lo sport dovrebbe essere un mondo a 360 gradi”. E in questo senso, ci dà un feedback positivo: con l’aggiunta di 20 discipline per persone disabili, Actiotrainer può aiutare le persone a re-inventarsi. Avere una piattaforma che ti consente di interagire con altre persone è sicuramente un grande vantaggio. Perché più sei in luogo isolato, più ti rendi isolato. Avere un punto di riferimento, una trainer normo dotato, che aiuta una persona con handicap a riprendersi e riorganizzarsi, può davvero essere di grande aiuto” .

Tags: , , ,

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Menu