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Intervista a Maria Vittoria Colonna


24 Apr 2018

Si può essere mamme a tempo pieno, agoniste e trainer senza perdere di vista i propri obiettivi. E si può essere strenui combattenti usando, ancor prima della forza, tecnica e strategia. Maria Vittoria Colonna, classe 1981, mamma e atleta di MMA professionista, ne è la dimostrazione vivente. Atleta del team romano Hung Mun, medaglia d'argento ai mondiali di MMA di Las Vegas, ex nazionale italiana di Kickboxing e Boxe, la protagonista di oggi ci avvicina al mondo dell'MMA – Mixed Martial Arts – ripercorrendo brevemente la sua storia da agonista, ma anche da allenatrice.

Sin da adolescente, Maria Vittoria è attratta dalla lotta: “mi sono avvicinata alla kick boxing per fare semplicemente uno sport più divertente. Ho continuato con il pugilato, poi ho visto i combattimenti di MMA e ho voluto provare, e ormai qui all'Hung Mun ho trovato la mia dimensione”. Una carriera iniziata da una semplice curiosità verso il diverso, ma proseguita e perseguita con tenacia, preparazione, costanza ed estrema dedizione.

Ma cos'è, esattamente, l'MMA? Una disciplina che nasce “dall'intento di sviluppare la migliore arte di combattimento, la più efficace possibile […]. La lotta per eccellenza”, unione di diversi stili di combattimento – boxe, lotta greco-romana, muay-thai e judo. Uno sport che, per quanto solo recentemente riportato all'attenzione dei media, c'è sempre stato in quanto parte integrante delle Olimpiadi di Atene. Quel che Maria Vittoria definisce il “moderno Pancrazio”. Oggi, per quanto nato da una commistione di più discipline, l'MMA è uno sport a sé stante, come testimonia la scuola di cui Maria Vittoria fa parte, l'Hung Mun, nata proprio per “crescere i ragazzi e farli evolvere nel contesto dell'MMA come sport in sé per sé”.

Come si svolge? Niente ring! Il termine tecnico per indicare il terreno di combattimento è ottagono, che altro non è che una rete protettiva/contenitiva che evita la fuoriuscita degli atleti dal campo di gara. Il regolamento cambia leggermente in base alla categoria: per i dilettanti, un match consta di 3 riprese di 3 minuti – come il pugilato – ma per i professionisti il gioco si fa più duro, con 3 riprese da 5 minuti ciascuna.

Chi sono gli atleti che lo praticano? Alcuni, come lei, appartengono alla vecchia generazione di combattenti, quelli che hanno esordito magari nella kickboxing e che poi si sono adattati ad un nuovo “format”. Ormai, però, si inizia direttamente praticando MMA. All'Hung Mun, infatti, i gruppi sono eterogenei: bambini, adolescenti, amatori, dilettanti e professionisti. Insomma, uno sport per cui si può iniziare anche da zero. Ma con le dovute accortezze! Maria Vittoria ci spiega che per le classi di bambini non esiste possibilità di “contatto pieno”: fino ai 18 anni, niente colpi al viso, e niente incontri in cui sia previsto il KO. Adolescenti e amatori imparano le tecniche, si sfogano, bruciano e crescono, ma assolutamente non si fanno male. Anzi, per il contatto pieno serve un certificato agonistico del CONI, dunque una “trafila agonistica abbastanza farraginosa e complicata”.

Anche gli infortuni, sorprendentemente, non sono poi così frequenti, soprattutto se si tratta di pratica amatoriale. Ovviamente, “dipende tutto dalla qualità dell'allenatore, che dovrebbe capire il livello di allenamento di chi ha di fronte e dividere le classi in base all'esperienza”. Anche nel caso del professionismo, se l'allenamento è ben programmato ed eseguito, l'MMA è uno sport sicuro.

Anche se, per i professionisti come lei, preparazione fisica e tecnica necessitano di uno studio e di un'attenzione piuttosto impegnativi. Per un'equilibrata media di 3 match all'anno – perché 4 iniziano ad essere già troppi – ci vuole un allenamento di base “costante, quotidiano, sia tecnico che di preparazione atletica. Fatto ciclicamente, periodizzato sia sul lungo che sul breve ciclo, quindi sia lontano dalle gare che immediatamente ridosso”. Si firmano contratti di circa 8 settimane, e da quel momento inizia una preparazione tecnica e strategica studiatissima, che tiene conto della specificità di avversario, match e distanza di combattimento. Standard di forma fisica sempre alto e rigorosamente accompagnato dall'allenamento tecnico. Altra sfida: nel professionismo, il calendario non è fisso, per cui “periodicizzare” gli allenamenti non è semplice.

Uno sport in cui non esiste uno standard da seguire, perché “tutto dipende dalla situazione e dal tipo di avversario”. Nei match in piedi, più esplosivi, è giusto “mantenere il dominio fin da subito”, mentre in quelli “conservativi” si sfida la resistenza dell'avversario cercando di stancarlo mentalmente. E a quei (pre-)giudicanti che vedono superficialmente l'MMA come una rissa confusionaria e priva di senso, Maria Vittoria sottolinea: “ è un approccio mentale al combattimento estremamente scientifico”.

Un'altra difficoltà risiede nell'ignoto dell'estero: quando, da dilettanti, si passa a professionisti e si realizza che oltre i confini italiani esiste una realtà diversa, del tutto inaspettata e difficile. Soprattutto se ci si confronta con atleti americani, scandinavi, polacchi e russi. Quelli più temibili, ci dice. Quanto ai canoni fisici/atletici... beh, non ne esistono! Ed è questo secondo lei il bello dell'MMA: “ognuno ha caratteristiche diverse – chi punta sull'esplosività o invece sulla resistenza – e può ottimizzarle in base al suo avversario, che magari ne ha di diametralmente opposte”. In termini di alimentazione, invece, sebbene la dieta adatta non debba assolutamente essere eccessiva da sfiorare il digiuno (pena la capacità di allenarsi a ritmi di 2 volte al giorno), è essenziale mangiare bene, sano e completo. Niente diete iperproteiche, perché “serve tutto”: carboidrati, proteine, frutta e verdura, soprattutto per un professionista che debba rientrare nella propria categoria di peso.

In chiusura, da agonista assidua ma anche allenatrice (oggi dedita anche alla difesa personale femminile) Maria Vittoria ci rivela: “Una piattaforma come Actiotrainer, soprattutto per uno sport come l'MMA – ad alto impatto e complesso, ma in cui esistono allenatori improvvisati e scuole che si spacciano soltanto – può indirizzare chi non ha la possibilità o gli strumenti per scegliere a sapersi districare nel mare delle proposte che esistono”!

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